Testo critico di Giancarlo Cauteruccio:

Incontrando Isabella Nurigiani alla fine di un mio spettacolo teatrale a Roma, ho percepito immediatamente una delicatezza particolare, un legame stretto tra la sua testa e le sue mani.
Solo successivamente ho scoperto che questa donna un po' misteriosa ma al tempo stesso solare era una scultrice. Probabilmente il risultato della sua opera scultorea che davvero può essere definita architettura sentimentale scaturisce da una consapevolezza che unisce il pensiero al gesto operativo. La materia utilizzata, sia essa legno, marmo, metallo assume una leggerezza e al tempo stesso una forza che trasforma le sue forme in personaggi di uno scenario inatteso; ma le sculture non sono figure ma corpi di spazio, abitanti silenti di una sfera al tempo stesso mitica e contemporanea. Le forme passionali della Nurigiani si stagliano nella luce per conflitto architettonico, cantano una melodia magica e raccontano gli stridori della materia che prima soggiace e poi rinasce grazie ad una alchimia che trasforma l'azione in rivoluzione sentimentale. La sua opera non è li per risolvere enigmi ma cede il passo a nuovi interrogativi dove è l’emozione a giocare un ruolo primario nello statuto della visione.