Testo critico di Ida Mitrano:

Sensibile alle diverse materie scultoree con le quali si esprime nella ricerca di forme che sfidano la staticità e il peso, l’artista affronta il tema dell’acqua, non solo dal punto di vista concettuale, ma anche nel contesto della relazione psicofisica che si stabilisce tra l’uomo e  gli elementi primari. Restituirne la presenza attraverso materiali altri, estranei alla sua natura, cercare di suggerirne l’idea, più che rappresentarla nella sua reale consistenza fisica, spinge Isabella Nurigiani a costruire un’opera unica, grande, che si sviluppa orizzontalmente simile ad una superficie d’acqua, di cui riproduce rumori, trasparenze, movimenti.
Non è un caso che, in rapporto al territorio urbano ed alle problematiche ambientali,  l’artista abbia deciso di misurarsi  con un soggetto come l’acqua nel tentativo di dare forma ad una materia che di per sé non ha forma propria, ma assume volta per volta la forma dell’altro. Nurigiani non racchiude l’acqua entro strutture che la contengano, che la delimitino entro confini oggettivi, ma si rapporta a questo elemento in termini energetici. Un’operazione acuta, di grande sensibilità, che rende l’opera veicolo di trasversalità significative, che non si rivelano immediatamente, perché necessitano di una partecipazione che non può essere  esterna, superficiale, ma intima, profonda, in risonanza con quei contenuti volutamente non esplicitati, che si negano ad una consumazione veloce, banale, bulimica, fine a se stessa, dell’opera d’arte.
L’artista lascia spazio all’emersione di tali contenuti, scandendo il ritmo della creazione attraverso l’alternarsi dei materiali, piombo e plexiglas, l’opacità e la trasparenza  delle superfici, la continuità del movimento. Il tempo della fruizione, così determinato, consente  di recuperare la relazione psicofisica, più che concettuale, con l’acqua e la scultura diviene in tal modo, attraverso gli input associativi suggeriti o autonomamente prodotti, momento di riflessione sull’importanza di questo elemento primario come condizione necessaria alla sopravvivenza delle specie, come forza energetica  della natura da salvaguardare. 
Nurigiani non racconta, non svolge il tema. Né ricorre alla mitologia per rappresentare l’acqua. L’artista attinge al suo immaginario, a quella memoria personale e stratificata che partecipa inconsapevolmente all’accadere del processo creativo. E’ così trapela tra quelle onde che  emanano energia, l’entusiasmo di un fare arte che si muove ancora entro lo spazio misterioso e simbolico del reale.