Testo critico di Micol Di Veroli:

Isabella Nurigiani piega la materia al suo volere, si inserisce in movimenti rettilinei imponendo morbide curve che formano foreste di ferro intaccate da rabbiose corrosioni. Flore metalliche attraverso le quali guardare nuove prospettive, buchi della serratura nelle porte della percezione ove si attua un’inaspettata esplosione dei piani. Fili languidamente eretti che se osservati attentamente sembrano vibrar toccandosi e baciandosi, generando dissonanze orchestrali nelle quali riemerge il rigore formale della scena del Woyzeck che ascolta il vento nel campo di papaveri nel capolavoro cinematografico di Werner Herzog. Nel severo impasto di forme il grigio si tinge di toni aspri e caustici mentre una marcia di esseri antropomorfi mostra con orgoglio le proprie saldature, simbolo estremo ed accentuato di una caduca unione delle forme.