Testo critico di Dario Evola - 3:

Isabella Nurigiani. Una forma un pensiero. Milluminalistinto Roma 8 Ottobre 2011. Dario Evola.
Sul mio dito indice il mar Caspio è un mare aperto.
Wislawa Szymborska,L’acqua, 1962

Un giorno finalmente le sculture abbandonarono il piedistallo e se ne andarono libere fra la gente. Libere anche di non andare da nessuna parte. Così le sculture di Isabella Nurigiani sono forme pensieri, pensieri di forma. Forme poetiche progettate che hanno preso una strada, una piega.
Un progetto deve scendere dal piedistallo per poter vivere. Un progetto, come una forma artistica, è un rapporto a due: pieno e vuoto. Il pieno non è mai fermo, è in divenire, il vuoto non è assenza ma spazio dell’energia, pieno del movimento.
Le sculture si aprono, si offrono e nello stesso tempo conducono a sé, seducono in un movimento circolare come la circolazione del sangue. Marmo, materia plastica, levigata, lavorata, proiettata, metabolizzata dallo sguardo pensiero dell’artista e dallo sguardo e-mozione dello spettatore. Bernini: moto senza tregua della visione, “cinema di marmo”.
Sorprendono. il marmo diventa plastico, si piega. La piega, il contrario di explicare. Fare luce, eliminare le pieghe in cui si annida l’oscurità. La piega nasconde, racchiude. Quando si spiega si svela. Aprire la piega, scoprire il punto dove risiede il pensare e il pensato.
Fare una piega. La piega è un punto, una svolta nella quale una linea retta interrompe il suo percorso. Interrompendo la sua corsa, la retta, sulla bianca superficie del marmo, forma un angolo. Ma dove inizia una piega? Dove finisce?
Magia e tormento dell’estasi barocca: la piega è la passione, il punto più acuto di attenzione. Ci si ferma e si osserva. Serve a catturare l’attenzione, la piega diventa punto critico. Sulla superficie del marmo l’occhio si ferma è catturato, poi riprende la sua ascesi. La scultura è antigravitazionale.
Le pieghe del mare (le onde), le pieghe di una veste, prendere una brutta piega, pieghe dell’anima, della coscienza, pieghe buie dell’anima dove i ricordi si vanno a nascondere. A volte ci vuole qualcuno che li “spieghi”.
Ma lo spazio è rotondo? La figura ha una continuità con il vuoto che la circonda. Lo spazio assume così una forma vitale. La scultura non è sottrarre, né aggiungere, è percorrere. Il volume della scultura è dato al tatto sia al tatto prensile che al contatto. La scultura, rendendo visibile lo spazio tattile, crea contatto.
Lo spazio dell’arte è parvenza di uno spazio cinetico fatto di volumi e di energia. Esso può essere percepito solo dalla nostra sensibilità. Questo spazio che l’occhio tattile percorre è la scena delle nostre esperienze. Così le sculture di Isabella Nurigiani hanno una sensibile vocazione teatrale. Esse sono forme seduttive che trasformano il guardare in toccare. L’occhio si comporta come il dito, scorre, tasta i contorni e le superfici. Nella piega si ferma a riflettere.
Dario Evola