Testo critico di Cornelia Bujin:

FORTE FORTE LEGGERO LEGGERO

Nell’immaginario comune, lo scopo dell’arte contemporanea, prima di piacere, prima ancora di essere accezione di bellezza o emozione, è quello di interpretare o codificare la realtà, ponendosi come mezzo di riflessione sul presente e ponte ideale sul futuro. Nella civiltà contemporanea, dominata più dalla costruzione dell’immagine che da quella del pensiero, l’animo sensibile e attento di Isabella Nurigiani trova nella materia, nel suo forgiarla, nel suo estrinsecare la forza, l’ispira-zione per sfidare la forza di gravità, per raggiungere la felicità, per costruire un futuro migliore, per sconfiggere il dolore. Questo suo sentire l’arte e la scultura come energia vitale che può aiutare alla comprensione, alla solidarietà, all’abbattimento di frontiere ideologiche, e può anche essere slancio e gioia condivisa, la pone tra i protagonisti di quel particolare filone creativo che si distingue per una ricerca segnica e oggettuale che tende a scardinare quei codici linguistici precostituiti, donando all’opera il compito di stabilire relazioni tra ”l’uomo e gli elementi primari”.
Le sue sculture, siano esse di pietra o di ferro, interpretano il dualismo tra stasi e movimento, secondo quella ricerca dell’inafferrabile limite tra qualcosa che sta per accadere o che sta per trasformarsi . L’energia che le attraversa, la tensione che le regge, ne fanno speciali vibrazioni che rendono dinamico lo spazio in cui sono comprese. Lo spazio diviene così una“corda”che vibra in differenti modi tutti diversi e, mentre le verticalità fendono l’aria, il gioco ritmico delle linee curve rende “musicalmente danzante” lo spazio circostante nel controllo progettuale e materico sotteso a ogni singola opera.
La scultura è, per Isabella Nurigiani, l’estensione che materializza il suo pensiero, i suoi sentimenti, senza fare retorica ma semplicemente facendo rivivere sensazioni forti grazie al fuoco che taglia il ferro. Il suo ferro, plasmato come un origami che più dolcemente incide e svela l’essenza dell’albero della vita, di una rosa senza spine, di un amore espresso e passionale, di monito e denuncia verso i più deboli, di uno sguardo sulla città, di un sipario sul futuro.
Per Isabella, non si tratta di una operazione nostalgica, ma del rapporto simbiotico con la materia, con la forma, con il tempo, con il significato dei gesti e dei comportamenti umani dove il ferro è la materia prima delle macchine, ma è anche la materia ideale per evocare qualcosa di diverso e di trascendente. Ma, oltrepassando la rivelazione emozionale e intellettuale che trasmettono, le sue opere risultano attrattive per quel nucleo misterioso che nascondono, per quell’altrove dello sguardo e del pensiero che comunicano, per quella forza di dialogo tra anime diverse che si trovano, nella ricerca di un “io”che è un “noi”, oltre gli schemi e gli spazi, oltre l’apparente e il celato, oltre l’oggi e il domani, portando il mondo in sé.