Testo critico di Paolo Manazza:

La prima volta che ho incontrato Isabella, parlando dei suoi lavori scultorei (che avevo appena visto) le ho detto che mi sembravano leggeri. E il suo viso si è illuminato. Ci siamo sorrisi e insieme abbiamo cominciato a parlare di Italo Calvino. Quel suo saggio sulla “Leggerezza” mi è rimasto nel cuore. Morì nel settembre del 1985 prima di riuscire a presentarlo all'Università di Harvard, nell'ambito delle prestigiose "Poetry Lectures", primo italiano ad essere invitato, se non sbaglio. Le conferenze dovevano essere sei ma Calvino riuscì a scriverne soltanto cinque. Furono pubblicate postume nel 1988 e la moglie Esther Judith Singer racconta che «aveva dovuto pensare prima al titolo inglese. Six Memos for the Next Millennium, era il titolo definitivo». Fu scelto invece Lezioni americane per l’abitudine con cui Pietro Citati, che visitò più volte in quell’estate del 1985 lo scrittore ligure, ero solito chiamare quegli scritti mentre ne discuteva con l’autore. Curioso oggi, nell’usare il Translator di Google, scoprire che dall’inglese all’italiano: Six Memos for the Next Millennium  si traduce in Lezioni americane. Le sei illuminazioni di Calvino, per la vita dell’umanità nel ventunesimo secolo, sono: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità e coerenza (solo progettata). Io credo che un vero scultore sia un poeta. E tanto più bravo quanto -più pesante sia il materiale che lavora- riesca a polverizzarne la quantità in leggerezza. Ce lo spiega la stessa Nurigiani: “la materia utilizzata, sia esso legno, marmo, metallo assume una leggerezza e al tempo stesso una forza che trasforma le forme in uno scenario inatteso”.  Forse proprio per questo trovo più consono quando Isabella si esprime nell’ambito di un linguaggio informale. L’astrazione contiene lo stupore e la radice stessa di tutte le categorie calviniane. Nell’opera “tempo…sospeso”, un grande ferro (280x60x60 cm.) del 2005,  Isabella ha realizzato “una molla” confrontandosi sul tema della spazialità teatrale grazie a un intervento di bLuE, con fasci laser. La durezza del ferro si dilata in una larga spirale che si intreccia alle sue ombre, finendo per sciogliere pesantezza e larghezza in una specie di danza. A Matisse sarebbe piaciuta. Nelle “scatole inattive” del 2013, i tre rettangoli ferrosi, alti quasi due metri e larghi più di un metro e mezzo, si piegano tutti dalla stessa parte sotto la forza d’un vento immaginario. Attivando rapidamente il concetto dell’inattività. Questo conflitto poetico oltre che architettonico, parla degli “stridori della materia che prima soggiace e poi rinasce grazie ad una alchimia che trasforma l’azione in rivoluzione sentimentale”. Le mille sfumature del genere femminile sono assai istruite sulla creazione, sin dalla notte dei tempi. L’artista scherza su questo tema, dionisiaco, come accade nel marmo “uovo sodo…preistorico” del 2012. O nella grande “mela” in plexiglass qui esposta, 82 centimetri di circonferenza e 110 di altezza, picciolo compreso. La contaminazione che l’attività scultorea ha con la terza dimensione della profondità si arricchisce ulteriormente nelle opere della Nurigiani grazie all’orizzonte delle trasparenze e delle proiezioni.  Un altro suo lavoro interessante, nel segno della calviniana molteplicità, è l’installazione di 100 elementi in ferro titolata “Uberto, Achille, Alvaro, Arturo ed altri…” realizzata nel 2014. Il misurarsi con diversi materiali ha portato Isabella alla produzione anche di pezzi unici nel segmento dei monili e della gioielleria. Qui l’incontro tra passato e presente avviene nel segno sottile dell’etnografia. I gioielli sembrano piccole sculture che si trasformano in gigantesche figure antropomorfe se indossati sulle dita filanti o i polsi sottili. Il palcoscenico della galleria milanese Alson Gallery è perfetto per questo connubio tra presente e passato. Così in questa esposizione della Nurigiani, immersa tra quadri settecenteschi e deliziosi esempi di gioielli antichi, potrete navigare a vista tra le vibranti linee scultoree contemporanee e la raffinata memoria degli antichi maestri. Un visita illuminante. Nel segno, lo ripeto, dalla lunare e poetica leggerezza di Italo Calvino. Brava Isabella.
Paolo Manazza
Milano, 26 aprile 2015