Testo critico di Claudio Cerritelli:

COLONNA MOBILE

L’opera di Isabella Nurigiani si pone all’interno di una linea di ricerca della scultura contemporanea che interpreta le energie strutturali della forma plastica attraverso la modulazione geometrica della superficie metallica.
Il progetto formale sviluppa il movimento di trasformazione di una colonna concepita come uno “squarcio nello spazio”, tensione ideale verso le vette dello sguardo, luogo di sconfinamento della razionalità oltre le soglie misurabili del visibile.
La dimensione simbolica è suggerita dalla piastra quadrata che fa da base (legame con la terra) e dai cerchi forati a diverse altezze della struttura, punti ritmici che salgono verso il cielo, forme sospese tra il pieno e il vuoto, passaggi della mente verso il superamento dei vincoli gravitazionali.
L’aspetto irregolare dei piani metallici e lo sviluppo volutamente asimmetrico dei perimetri, precisi e taglienti, sono la diretta conseguenza del desiderio di creare una forma aperta e avvolgente, esplodente e dinamica, capace di captare  la dimensione mutevole dello spazio-tempo nel divenire delle sue vibrazioni.
Ciò comporta un crescente interesse verso la relazione con l’ambiente circostante, Nurigiani sollecita il percorso di lettura che l’occhio deve fare “a tutto tondo”, per amplificare la percezione dell’opera attraverso le sue differenti visuali, transiti simultanei necessari alla conoscenza del progetto ideativo e alla verifica delle potenzialità interne al processo costruttivo.
In tal senso, l’artista persegue un dialogo con le implicazioni esistenziali e sensoriali della forma plastica, affida allo slittamento perpetuo del canone strutturale la funzione di coinvolgere lo spettatore con la vertigine emozionale dello slancio verticale. Non per caso, al fine di ottenere una sorta di animazione dell’opera,  Nurigiani decide di rendere percettivamente tattile il carattere flessibile della lamiera modulata e piegata, proprio per questo invita il pubblico a interrompere la sacra immobilità della scultura facendola oscillare con un lieve tocco della mano. Il valore sinestesico dell’azione sta nel congiungere la vista al tatto, il tatto al suono, il suono all’olfatto, infatti il movimento dell’aria produce una lieve sonorità nell’ambiente. Tutto potrebbe accentuarsi se la scultura fosse collocata nel paesaggio, posta in condizione di essere sospinta dal vento, sfiorata dal profumo della vegetazione, finalmente ricongiunta con quelle forze naturali che sono alla base della sua concezione.