Testo critico di Cornelia Bujin:

Isabella Nurigiani
BIANCO#NERO – DIALOGHI
a  cura di Cornelia Bujin
” Ogni materiale possiede un linguaggio formale che gli appartiene e nessun materiale può avocare a sé le forme che corrispondono ad un altro materiale… ” Adolf Loos

Esiste in ognuno di noi, un  nesso sottile  con il passato, con il familiare e il quotidiano, con i primi gesti, con il senso armonioso dell’arte che rende possibile e struggente al tempo stesso  il manifestarsi di una coscienza a volte romantica, a volte ironica, colta, sociale, inclusiva e popolare. In Isabella Nurigiani, nella sua personale ricerca estetica e di espressione artistica, tutto questo è presente.  La sua produzione spazia dalla scultura in marmo, bronzo e ferro, al design, all’incisione. Il suo lavoro, pur seguendo un  percorso di astrazione  contemporanea  è costantemente una sperimentazione di nuovi materiali e tecnologie. Una ricerca che non è affrontata per il semplice piacere dell’esperienza, ma come strumento per poter esprimere al meglio la visione di un mondo etico e solidale secondo la metrica di un dialogo empatico. Le sue sculture sono “naturalmente”  forme di un pensiero, di una percezione legata all’equilibrio, a ciò che gli americani definiscono “mindfullness“ alimentando, in chi osserva, una grande introspezione.
Le sue sculture interpretano l’eterno dualismo tra immobilità e movimento nella ricerca di qualcosa che è accaduto, che sta per accadere o che sta per trasformarsi. La tensione che le governa, rende dinamico lo spazio interno ed esterno ed ogni opera è pensata nella sua costruzione formale, nella piena consapevolezza della materia e delle sue potenzialità espressive.

Se  l’arte contemporanea nel suo manifestarsi anche come unità distributiva, trova  una sua autonomia  spaziale come “non-luogo”, possiamo senz’altro affermare allora che, nella ricerca espressiva di Isabella Nurigiani, nella contrapposizione materica tra il marmo e il metallo, tra il chiaro e lo scuro, tra la luce e la materia, tra il “Bianco e il Nero”, viene proprio a dilatarsi quel dialogo fluido dove “l’anima stessa si ritrova in un luogo improbabile”. 
La realizzazione tecnica fa prova di una grande sensibilità artistica dove le forme create costituiscono un'unità improntata all’energia emotiva e materica in cui si definiscono codici espressivi atemporali. Nella mostra allestita il tema del dialogo è affrontato partendo pretestuosamente dal colore “ Bianco e Nero”, dalla materia  “marmo, ferro, bronzo”, dal “vuoto o dal pieno”  creando, o “ri-creando”, segni, volumi, forme . Non si tratta tanto in questo percorso di fare un uso espressivo di un linguaggio artistico acclarato quanto di reimmaginare ogni volta i termini di un possibile discorso. Un discorso che è dialogo tra le parti, tra spettatore e artista, tra anima e contesto dove, il legame con ciò che resta, risulta capace di rievocare e  riportare nella posizione giusta, la visione persa, restituendo la capacità di un respiro, di un’intesa ritrovata, di una possibilità nuova di comprensione.
Le opere di Isabella Nurigiani, danno nuovo impulso ad un campo di tensione tutto interno alla coscienza dove, la consapevolezza di se è tanto primigenia quanto la consapevolezza di esistere  al mondo con “altri”. Le forme a volte sinuose e morbide a volte geometriche e scattanti, a volte cave e voluttuose, riscoprono i termini di un possibile dialogo che “lega”, che “accoglie”, che “tiene insieme”, restituendoci la certezza “di noi stessi”. Da questo fondersi costante  di forme dinamiche e sinuose al tempo stesso, nasce un forte gioco di contrapposizioni che trovano il loro bilanciamento nella perfezione delle superfici. Opere di piccole e grandi dimensioni che catturano la nostra attenzione per l’energia e la passione che manifestano. La tensione presente nelle sculture in marmo richiama dunque alla mente quell’aspirazione a “forme che sono altrove” e che pur rinnovandosi, riescono a  conservare quella impressione di monolitica  eternità che solo la pietra riesce a dare. Uno solo il marmo monocromo: il bianco luminescente statuario di Carrara!
Assorte nell’ascolto di un messaggio, voluttuose e sorprese, accoglienti e dinamiche le forme modellate e realizzate in bronzo brunito, rapiscono per la loro emanazione di umanità così vicina a noi eppure così algida. Forme racchiuse in linee essenziali che dichiarano quel mondo interiore fatto di riflessioni e amore per una collettività sempre più smarrita a cui l’artista vuole ridare voce con garbo e sensibilità. Prescindendo dall’emozione che possono trasmettere, le  sue sculture sono attrattive per quel mistero intrinseco che non rivelano allo sguardo di chi guarda ma che lasciano intuire e forse scoprire  come elementi di un teatro di vita.
Nelle opere della Nurigiani la scultura supera allora tutti i linguaggi storici restituendosi a noi più che mai giovane e bella nel metallo, nel dominarlo e curvarlo come lamina sottile e nel marmo, nel lavorarlo come elemento prezioso. Le opere presenti in mostra sono parte integrante tanto di un dialogo quanto di una ricerca formale dove, la nudità dei materiali, che non mascherano le loro naturali proprietà, vengono lavorati e piegati come linee sottese e vibranti esaltando, nel monocromatismo, le tonalità del chiaroscuro nell’essenza di forme pronte a staccarsi da terra per librarsi nello spazio oltre ogni  “appartenenza”.