Testo critico di Tiziana Musi 1:

È dall’uomo che scaturisce la ricerca di Isabella Nurigiani: l’uomo come essere vivente, come corpo, come struttura ma anche e soprattutto come anima. Isabella riduce, sintetizza quella corporeità fino a renderla una sagoma sottile, appena liberata dalla materia. E le sagome, allora, sembrano affiorare da un mondo lontano o forse, invece, sembrano entrare in un’altra dimensione, è comunque percepibile un movimento, un entrare e un uscire: appaiono come manichini identici di un teatro perduto, eppure ognuno di essi mantiene una propria identità, un’anima, un cuore, nucleo centrale del loro essere viventi o del loro essere già vissuti, che li rende diversi l’uno dall’altro. Questa diversificazione nell’identità si ritrova sia nei progetti grafici che nelle sculture: nei progetti la complessa elaborazione, (dal modello cartaceo, alla fotografia, alle successive sovrapposizioni su acetato) tradisce la necessità da parte dell’artista di semplificare progressivamente la materia per rendere visibile quel nucleo centrale che garantisce l’individualità. La libertà dalla materia è libertà dell’azione individuale da sovrastrutture codificate, nel rispetto dell’altro, attraverso un processo doloroso di allontanamento. Ma è nel procedimento scultoreo vero e proprio che avvertiamo con maggior rigore questo processo liberatorio: alla pesantezza della materia, ferro o acciaio o bronzo, oppone una percezione di assenza di peso nella ondulazione dei piani e nella mancanza di un’asse centrale fondata sull’equilibrio. Il metallo diventa, quindi, lo strumento alchemico di trasformazione della materia, veicolo privilegiato della trasformazione dall’organico all’inorganico, allo spirituale.

Rassegna Frequenze a cura di Tiziana Musi nei suggestivi spazi espositivi della Domus Sessoriana. Il 24 giugno espone per la prima volta Isabella Nurigiani.